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wp_ss_20170406_0002Apri gli occhi e già lo sai, ancora prima di guardare l’ora o la data sul calendario, lo sai. Apri gli occhi già pervaso da un onda di tristezza e per quanto tu possa cercare di far finta di niente non puoi. Hai 4,5 milioni di tonnellate di macerie sul cuore.

Puoi svegliarti e non guardare nessun Tg e ripeterti in testa che hai già pianto abbastanza. Puoi andare al bar e prendere il caffè senza aprire il giornale, cercando di non togliere gli occhiali scuri così da sembrare indifferente. E invece non puoi.

Non potrai fare a meno di accendere la televisione e di ascoltare le notizie del giorno pieno di commemorazioni.

Non potrai prendere il caffè senza essere attirato dall’edizione speciale de “Il centro” in formato XXL.

Non potrai salire in macchina senza accendere la radio e avere un colpo al cuore.

E non potrai mai più, per tutta la vita. Il Sei Aprile sarai inevitabilmente triste. Avrai 35 mila scosse ancora sulla pelle.

Avrai per sempre quelle note che faranno scendere le lacrime (ancora una volta) perché se ascolti la nostra canzone in un giorno qualunque suscita patriottismo per la tua terra, per un terra martoriata, piegata su se stessa in attesa che qualcuno si accorga di quanto stia soffrendo, se la ascolti oggi ti riapre dentro ferite che mai guariranno, e ti farà male ancora.

Domani é già qui. L’ottavo “domani” é già arrivato e per noi é come se fosse ieri.

E per quanto ci forziamo, per quanto L’Aquila si stia rialzando, per quanto il 60% degli edifici sia ormai in piedi, noi le macerie ce le abbiamo nel cuore.

Apri gli occhi e già lo sai, sai già che giorno sia, sai già che giorno sarà, sai che noi sei più la stessa persona di otto anni fa, sai che non dormirai più come prima, sai che ogni minima scossa sarà un vortice di emozioni, di paura e di rabbia, sai di non poter fare la lavatrice senza aver paura della centrifuga e sai che scappare dalla terra che trema in mezzo a metri di neve é la sensazione più brutta che si possa avere.

Questo é il nostro dolore latente, che resta li sornione, si fa quasi dimenticare e poi all’improvviso sguscia fuori.

Ma noi siamo ancora qui a gridare a gran voce che non é giusto dimenticare, che noi non ridevamo e che 309 non sono solo rintocchi.

Perché se c’è una cosa che é nata il sei aprile, in un orizzonte conquistato dalla morte, é stato il nostro coraggio.

E l’amore per la nostra terra.

 

 

 

 

 

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